lunedì 30 maggio 2011

"Shop your fridge": vegamburger

Ho molte amiche virtuali con cui parlo di moda, ci scambiamo consigli ed indirizzi in cui andare a fare shopping. Proprio da loro ho imparato il termine "shop your closet" che letteralmente significa "fai la spesa nel tuo armadio" che, oltre ad essere un buon metodo per fare ordine e buttare quello che non è più mettibile, è anche la più economica forma di shopping visto che è già tutto pagato e davanti ai nostri occhi. E' quindi probabile che sepolto sotto pile enormi di vestiti ed accessori si nasconda proprio quel capo che avevamo acquistato tempo fa ma che avevamo accantonato aspettando il momento giusto per indossarlo. Mi è venuta così l'idea di coniare il termine "shop your fridge" per dare un nome più esotico all'antica arte del riciclo del cibo avanzato. Mia madre spesso ci rifilava sfiziose cenette riciclate annunciandoci con un francesismo romantico che per cena ci avrebbe fatto delle avance. Devo confessare che da quando mi hanno regalato per il matrimonio due pentole a pressione, la mia cucina è diventata peggio di una stazione ferroviaria di fine '800, piena di vapori e di fischi rumorosi, nonchè di gente che viene a fare due chiacchiere e si ferma a gustare i miei piatti. Capita spesso che usi entrambe le pentole visto che amo cucinare sia i legumi che i cereali in chicchi e, con la bimba piccola che richiede le attenzioni della mamma, senza pentola a pressione non avrei di sicuro tutto il tempo necessario per dedicarmi a questo tipo di preparazioni. Ieri sera ho aperto il frigo per cercare ispirazione e qualcosa da cucinare per la truppa e ho visto questi due bei "avanzi", una pentola con la soia verde bio lessata del giorno prima (direi che la quantità era piuttosto abbondante visto che non ha riscosso grande successo con mio marito) e una ciotolina con una porzione di riso bio integrale cotto con alghe, carote, olive e gomasio, avanzo che ho prontamente tolto dalle mani di mio marito che voleva rifirarlo al cane...
Ho quindi pensato di mettere insieme soia e riso, aggiungere una cipolla tritata grossolanamente e un cucchiaino di mix di spezie bio dal nome esotico, "sapore del deserto" della Herbaria, che contiene sale, timo, sesamo nero, aglio, pimento, zenzero, noce moscata, curcuma, pepe nero, bacche di sommacco, cardamomo, macis e pepe di cayenne. Per quanto riguarda le porzioni ho fatto a caso, diciamo che in linea di massima ho mantenuto la regola di 1 tazza di riso per 2 di legumi. Ho messo il tutto dentro ad una ciotola capiente aggiungendo un pochino di acqua per rendere l'impasto colloso e ho iniziato a pressare un pochino di "poltiglia" con le mani, creando dei buffi hamburger dal colore del manto di un drago e dall'aspetto di un mostro degno di jurassic park! Ecco qui i miei vegamburger che ho chiamato così perchè contengono solo ingredienti di origine vegetale e sono adatti a vegani e vegetariani.


Ho scaldato un po' di olio in una padella antiaderente e ho cotto per pochi minuti le mie vegamburger, giusto il tempo di cuocere brevemente la cipolla, unico ingrediente fresco dell'impasto che invece comprende tutti ingredienti già cotti.
Le ho servite calde calde accompagnate da una fresca insalatina bio colta la mattina nell'orto biologico, che mi è servita per spegnere l'incendio che le spezie hanno provocato nella bocca dopo ogni boccone di vegamburger!



Mi scuso per la pessima qualità delle foto e ribadisco il fatto che nella vita faccio la nutrizionista e non la fotografa quindi questo è quello che passa il Convento, come si dice!
Tornando alle mie vegamburger, devo dire che mio marito ha spazzolato tutto il piatto in meno di un minuto approvando la ricetta con rumorosi hummm ad ogni boccone ,trovando invece da ridire sui singoli ingredienti cucinati il giorno precendente.
La ricetta è valida con qualsiasi tipo di legume e di cereale, basta farsi ispirare dalla fantasia e aggiungere gli ingredienti che troviamo in frigo o in dispensa.
Da oggi in poi il motto sarà "shop your fridge"!
E voi, praticate spesso questo tipo di spesa? avete idee, suggerimenti, o ricettine sfiziose da condividere?

giovedì 14 aprile 2011

Mela mangio!

Voglio proporvi una ricetta super veloce e gustosissima, facile da realizzare e che piacerà a tutta la famiglia, bimbi compresi. Tante persone mi dicono che, finchè il clima non si è fatto veramente caldo, hanno difficoltà a mangiare frutta fresca, soprattutto i bambini che sono abituati a mangiare dolci dolcetti e affini durante le merende e raramente accettano senza borbottare un frutto fresco a meno che non sia estate piena. Chi l'ha detto che la mela cotta debba per forza essere soltanto un tristissimo rimedio per quei giorni in cui abbiamo problemi "ai piani bassi"? Bastano pochi ingredienti e un foglio di alluminio per creare un gustoso pacchetto da scartare e gustare ancora caldo.
Ecco l'occorrente per due persone adulte/tre bambini:

-2 mele biologiche
-1 cucchiaio di uvetta biologica
-1 cucchiaio di zucchero integrale di canna biologico (guarapo)
-1/4 di cucchiaino di spezie miste biologiche "dolci sapori" Herbaria
-1 cucchiaio di yogurt naturale biologico
-rotolo di alluminio da cucina



Si inizia ripiegando il foglio di alluminio su se stesso fino a formare un quadrato con il lato della stessa lunghezza del rotolo. Si taglia lungo il bordo e si ripiegano tutti e quattro i bordini dei lati.





Si ripete l'operazione creando un secondo foglio identico.

Si lavano le mele e si sbucciano, si pratica poi un'incisione centrale per togliere i semi, altrimenti si può usare un più pratico levatorsolo. Io ho utilizzato la varietà Fuji ma si prestano bene anche le classiche renette o altre varietà di mela a seconda dei gusti.
Si tagliano le mele a rondelle dello spessore di mezzo centimetro circa.
Si adagiano le rondelle di mela al centro del primo foglio di alluminio.



Si aggiunge l'uvetta e poi si sparge sopra lo zucchero integrale di canna e infine il misto di spezie per dolci. Io utilizzo questa pratica miscela della Herbaria che contiene cannella, granulato di mandarino, granulato di limone, radice di liquirizia e chiodi di garofano da coltivazione biologica controllata. In alternativa potete macinare voi le spezie che preferite e aggiungere alla fine alcuni chiodi di garofano interi e alcuni pezzetti di stecca di cannella per rendere il tutto non solo più piacevole agli occhi ma anche al gusto e all'olfatto.





A piacere si posso aggiungere alcune "spennellate" di yogurt bianco.



Ora è il momento di creare il pacchetto che andrà in forno, quindi si adagia il secondo foglio sopra al primo e si sigillano bene tutti e quattro i lati creando dei piccoli bordini.




 Foderate una teglia da forno con carta da forno e adagiate il pacchetto al centro, infornate per 20 minuti a forno già caldo a 180 gradi.



Terminato il tempo di cottura sfornate il pacchetto e praticate al centro un'incisione. Attenzione: potrebbe uscire una nuvola di vapore caldissimo quindi evitate di avvicinarvi troppo con le mani e con il volto!



Trasferite le mele in un piattino da dolce e gustate ancora caldo, irrorando con il succo rimasto sul fondo del pacchetto di alluminio.



Per gli amanti del barbeque è possibile cuocere questo sfizioso dolce direttamente sulla griglia. La preparazione è la stessa e i tempi di cottura sono quasi identici, quello che cambia è sicuramente il gusto che ha una marcia in più data dal profumo di brace.
Buona merenda a tutti!

venerdì 1 aprile 2011

I panini del far(ro) west

Sarà forse per una serie di coincidenze ma in questi giorni, fra amiche, non si fa altro che parlare delle macchine elettriche per fare il pane. Chi l'ha presa all' Unieuro, chi l'ha presa in offerta al Lidl, fatto sta che sta spopolando fra le giovani donne in cerca di alternative salutiste alla baguette precongelata che si trova al supermercato, complice la possibilità di utilizzare farine e guarnizioni a proprio piacimento per un risultato super personalizzato. Ciliegina sulla torta, mi chiama mia madre al telefono dicendomi che mi ha comprato per regalo una macchina per fare il pane visto che mi trova spesso china sulla spianatoia, avvolta in una nuvola di farina, ad impastare pane e pagnotte nonostante il polso dolorante a causa di una tendinite provocata da quei 10 chili di amore che è mia figlia. Nonostante la proposta fosse allettante per il mio polso, io ho rifiutato il regalo di mia madre perchè credo che dopotutto ci siano certi gesti che non possono essere meccanizzati perchè si portano dietro tradizioni millenarie, e fare il pane, per me, è uno di questi, un rito quasi sacro che va rispettato, mantenuto inalterato e tramandato di generazione in generazione.
Ho però colto l'occasione per sperimentare qualcosa di nuovo, approfittando della farina di farro integrale comprata pochi giorni fa e dei semi di girasole che ho salvato dallo sgranocchiamento multiplo di mio marito! Sono nati così i panini del far(ro) west che hanno un sapore di tempi antichi e lontani, un po' rustici ma dal cuore tenero e gustoso.
Ecco qui tutto l'occorrente per la ricetta:

-750 gr di farina integrale biologica di farro
-500 ml di acqua
-1 bustina di lievito di birra disidratato, attivo (10 gr)
-1 cucchiaino colmo di sale marino integrale
-2 cucchiai di olio extravergine di oliva biologico
- semi di girasole biologici a piacere


Si comincia attivando il lievito: io utilizzo il "lievito per pane e pizza" della marca Baule volante, una bustina è sufficiente per 500-1000 gr di farina circa. Per attivare il lievito basta scioglierlo per pochi minuti in poca acqua tiepida in cui è stato aggiunto un pizzico di zucchero o una goccia di miele. Fatta questa operazione preliminare, si procede formando la classica "fontana" di farina al centro della spianatoia



Si aggiungono prima il cucchiaino colmo di sale e poi i due cucchiai di olio, iniziando piano piano ad impastare e a prelevare la farina dai bordi della fontana


A questo punto si aggiunge un po' per volta il lievito, alternandolo all'acqua, e si continua ad impastare ed inglobare farina









Ora è arrivato il momento di impastare a mano (povero polso mio!). Più si impasta e meglio è, il pane non vuole fretta o stanchezza ma tempo e amore. Si procede così finchè l'impasto risulti sempre meno colloso



A questo punto si possono aggiungere i semi di girasole nella quantità preferita e si continua ad impastare ancora per un po'



Finito di impastare si mette la pagnotta a riposo per almeno un'ora in un posto caldo




Trascorso il tempo minimo necessario per una lievitazione ottimale (e per far si che invece che panini morbidi non vengano fuori "armi improprie") si divide l'impasto, si formano i panini, si aggiungono altri semi sulla superficie e si dispongono in una teglia sopra la carta da forno. Si infornano per 20-25 minuti a forno già caldo a 190 gradi




Come fare a capire se i panini sono cotti? a parte guardare la superficie che assume un aspetto dorato, un trucchetto è di sentire il profumo che esce dal forno: se odora ancora di lievito non sono pronti, se invece prevale l'odore di pane buono allora si possono tirare fuori. Eccoli qui, caldi, fragranti, morbidosi, pronti per essere gustati dai minatori del vecchio far west così come dai mariti di ritorno dalla giungla urbana!



Se, invece che dividere l'impasto in panini, preferite cuocere una forma intera di pane, il tempo di cottura a forno preriscaldato sarà di circa 1 ora. Colgo l'occasione per segnalare il consiglio di un'amica di una mia amica che ha un parente fornaio e che mi ha suggerito di far riposare l'impasto a lievitazione quasi ultimata per circa mezz'ora nel forno riscaldato a 50 gradi e poi spento nel momento in cui si introduce la pagnotta in lievitazione. Trascorso questo tempo, si accende il forno a 190 gradi e si procede con la normale cottura. Questo espediente, da me non ancora provato, dovrebbe assicurare una lievitazione ottimale e una morbidezza perfetta dell'impasto. Lasciando inalterate le quantità degli ingredienti base, questa ricetta si presta bene a mille modifiche, quindi via libera alla fantasia e ai suggerimenti.
P.s. mamma e Martina, nonostante usiate la macchina per il pane, vi voglio sempre un bene dell'anima!!!!

martedì 29 marzo 2011

Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi...

..."intolleranze", io le chiamo "reazioni avverse agli alimenti". Ultimamente sembra che la gente ci si riempa la bocca con il termine intolleranza, tutti che dicono "io sono intollerante a questo" o "io sono intollerante a quest'altro" oppure "non lo mangio perchè sono intollerante" ma alla fin fine che cos'è l'intolleranza vera e propria? e che differenza c'è con un'allergia? La grande famiglia delle reazioni avverse si divide in due gruppi, quelle tossiche quindi scatenate da tossine come per esempio quelle dei funghi o del botulino e quelle non tossiche, a loro volta suddivise in immunomediate e non immunomediate. Le allergie rientrano nella prima categoria, interessano quindi il sistema immunologico che si attiva non appena il nostro organismo viene a contatto con un particolare allergene. Le intolleranze fanno invece parte del secondo gruppo e non interessano il sistema immunitario ma quello metabolico. Troppo difficile? vediamo di semplificare il discorso. Se siamo allergici a qualche cibo o a qualche altra sostanza, nel momento in cui veniamo a contatto con questo allergene, nel nostro corpo si scatena una serie di reazioni che determinano la produzione di anticorpi. Di solito queste reazioni interessano pochi organi, soprattutto le mucose, e sono accompagnate da sintomi come rinite, congiuntivite, asma, orticaria, dermatite atopica, gastrite, vomito, diarrea, prurito, fino allo shock anafilattico, ovvero l'arresto del sistema cardio-circolatorio.
Gli allergeni più frequenti sono :

UOVA
LATTE
PESCE
CROSTACEI
FRUMENTO
SOIA
CIOCCOLATA
ARACHIDI
NOCCIOLE

Chi soffre di allergia da inalazione di pollini, fiori, erbe e quant'altro riguardi la classica allergia stagionale, deve però guardarsi bene dalla cross-reattività di questi allergeni con gli alimenti. Io sono allergica alla parietaria e, solo dopo aver dato un'occhiata alla tabella qui sotto, mi sono resa in effeti conto di avere reazioni avverse anche per il melone e il basilico! Quindi occhi aperti (se la congiuntivite ve lo consente! :-D ) e stampanti accese per la seguente tabella

BETULLA                                              Pera Pesca Albicocca Prugna Ciliegia Banana
                                                            Noce Nocciola Sedano Finocchio Carota Mela

NOCCIOLO                                            Mela Pesca Ciliegia Carota Limone

PARIETARIA                                          Gelso Basilico Ciliegia Melone

GRAMINACEE                                        Pomodoro Melone Anguria Arancia Kiwi         
                                                            Frumento

COMPOSITE                                           Sedano Mela Melone Anguria

AMBROSIE                                             Melone Banana

ACARI                                                   Gamberetto Lumaca


 Le intolleranze vere e proprie non sono altro che reazioni croniche ad alimenti che abbiamo assunto troppo frequentemente, per questo non dovrebbe stupire che in Italia le intolleranze più diffuse siano al latte vaccino, al frumento, al pomodoro e all'olio di oliva.
I sintomi più frequenti sono vari e di entità diversa,fra i più comuni ci sono astenia, meteorismo, vertigini, palpitazioni, ipersudorazione, alternanza di peso, crampi agli arti inferiori, prurito, afte orali, alitosi, aerofagia e nausea, quindi l'unico modo per evitare le intolleranze è VARIARE la nostra dieta quotidiana, includendo alimenti nuovi e rispettando la stagionalità dei cibi (se smettessimo di mangiare pomodori in inverno sarebbe già un buon inizio!). Come le allergie, anche le intolleranze possono dare cross-reattività, ma questa volta sono coinvolte intere famiglie biologiche, cioè, se abbiamo per esempio il sospetto o la certezza di essere intolleranti al grano, dovremmo momentaneamente sospendere dalla nostra dieta anche avena, mais, orzo e riso.
 Ecco una tabella per orientarvi meglio fra le famiglie biologiche

GRANO - Avena Mais Orzo Riso
LATTE - Bovini Agnello
UOVA - Pollo Galletto faraona
POMODORO - Patate Peperoni melanzane
CAFFé - Thè Cacao Cola Matè Karkadè
MELA- Mandorla Pesca Fragola Ciliegia
ZUCCHERO - Barbabietola Spinaci Bieta
GAMBERI - Aragosta Crostacei Granchio
TROTA - Salmone Aringa

Dall'intolleranza si può guarire, basta sospendere per un periodo l'alimento incriminato e poi reintrodurlo per gradi, il tutto ovviamente facendosi seguire dal medico o dal nutrizionista, vietato assolutamente il fai da te!


 

martedì 22 marzo 2011

Fast Good Food

Chi l'ha detto che fast food debba per forza far rima con pessimo cibo? il fatto che un pasto possa essere consumato a ritmo veloce non deve farci cadere nell'errore di trascurare la qualità e la quantità degli alimenti. Proprio in questi giorni si parlava fra amiche della difficoltà di fare un pasto decente nella pausa pranzo lavorativa e, pur di evitare le schifezze che propongono bar e tavole calde, di come il panino sia diventato ormai l'unico sostituto del pranzo per troppi giorni consecutivi. Soltanto che, panino oggi, panino domani, poi si rischia di assomigliare per davvero ad un panino!( ricordate il post "chi si somiglia si piglia"?).
Mi capita spesso di sentir dire ai miei pazienti che il momento del pranzo, consumato fuori casa, è in assoluto il momento peggiore della giornata in cui si mangiano cibi troppo conditi o troppo grassi o con troppi zuccheri. Il problema più grande poi è l'organizzazione, come se preparare un pasto il giorno precedente a casa propria fosse una sorta di manovra militare impegnativa o quasi uno sforzo fisico al pari di una maratona.
So benissimo che si può arrivare a fine giornata in condizioni pessime, stanchi, spossati e con zero voglia di fare ma, a meno che non ci sia un maggiordomo o un cuoco a disposizione, siamo comunque costretti a preparare la cena, quindi tanto vale preparare qualcosa in più da destinare al pranzo del giorno dopo. C'è chi preferisce invece alzarsi prima la mattina stessa e mettersi a spadellare in cucina, io preferisco piuttosto una fucilata e non scambierei un'ora in più a letto con tutto l'oro del mondo!
C'è poi chi ha fatto della preparazione del pranzo fuori casa una vera e propria arte, e preferisco pensare ai giapponesi e alle loro bellissime "scatole" porta pranzo chiamate bento piuttosto che alla mamma italiana degli anni '60 che si portava in spiaggia o in campagna per il pic nic un enorme cesto di vimini pieno di lasagne, carne fritta e peperoni ripieni.



Ora, trovando il giusto compromesso fra estetica, dimensione, quantità e qualità e soprattutto orario di preparazione, io direi che ognuno di noi può prepararsi da solo un pranzetto delizioso da portare in ufficio che potrà tranquillamente essere consumato all'interno ma sarà ancora più soddisfacente se gustato all'aperto ai giardinetti o in un parco (dove possibile ovviamente!)
Quindi, lasciando da parte il panino, via libera alla fantasia! Ricordiamoci che il pranzo dovrebbe essere un pasto caratterizzato dalla prevalenza di cibi contenenti carboidrati, con aggiunta di verdure di stagione a piacere e, in minima parte, si possono aggiungere anche proteine, meglio se di origine vegetale.
Conosco persone che mangiano solo insalatone, piatti enormi di lattuga affogata con ogni genere di condimento, dalle olive ai carciofini, passando per le uova e il prosciutto cotto, senza tralasciare formaggio o pollo. Altri, invece, si limitano a "brucare" insalata scondita, convinti che sia un piatto dimagrante, per poi rifarsi a cena mangiandosi questo mondo e quell'altro. Direi di lasciare l'insalata per contorno e di dare la preferenza ai cereali che possibilmente dovranno essere integrali, biologici e anche in chicchi. Due anni fa ho scoperto le lattine di cereali pronti che vendono nei negozi biologici e non le ho più lasciate. Se ne trovano di ottime, la mia marca preferita è La finestra sul cielo che offre una vastissima gamma di cereali e legumi in scatola già pronti, integrali, biologici e in chicchi, quindi direi perfetti! Per poco più di un euro si possono gustare sia da soli che proposti in abbinamento ai legumi, possono essere riscaldati o mangiati così come sono, conditi con tutto quello che la fantasia ci suggerisce.


Il mio must estivo è farro-pomodorini pachino-basilico mentre per l'inverno preferisco riso carnaroli-lenticchia-peperoncino. Basta aprire la confezione, vuotare il contenuto nel nostro bento, aggiungere gli altri ingredienti e il gioco è fatto, a prova di stanchezza o di pigrizia! Se si ha voglia, invece, si può preparare la pasta  con le verdure in modo da avere un piatto unico e poco ingombrante e magari aggiungere come condimento salsa di soia, alghe spezzettate o gomasio per rendere il piatto più vivace e dal vago sapore orientale.
Un cereale al giorno leva il panino di torno! :-)
Vi suggerisco alcuni abbinamenti fra legumi e cereali che tengono conto del bilanciamento proteico:
-riso con lenticchie o piselli
-grano, farro e orzo con ceci o fagioli
Altri abbinamenti che amo particolarmente sono riso-lenticchie e moscardini o grano-ceci e calamaretti, se poi parliamo di verdure non posso non citare le mie amate cime di rapa che metterei ovunque, persino nel tiramisù, e che si sposano perfettamente con queste proposte "marinare".
Orzo e cavoli insieme danno parecchie soddisfazioni, soprattutto se ci si spolvera sopra un po' di ricotta salata e di peperoncino, mentre il kamut a mio parere fa la sua gran figura con la verza e il cumino. Questi ovviamente sono suggerimenti personali, a gusto mio, tenendo conto della stagionalità della verdura. Fra poco sarà ora di carciofi e asparagi e potrò sbizzarrirmi a preparare frittatine da accompagnare a del buon pane integrale oppure delle mini quiche che sono un vero mini pasto completo, ottime appena sfornate ma ancor più buone fredde il giorno dopo.



Vi lascio con una foto che mi ha spedito questa mattina la mia amica Martina, instancabile lavoratrice che è riuscita a trasformare l'incubo "pranzo fuori casa" in una pausa di vero benessere, relax, buon cibo ed estetica da urlo, con bento box da far invidia anche alle geishe e che è arrivata al punto di trasformare le uova sode in simpatici coniglietti!



I bento si trovano ormai in parecchi negozi di casalinghi, oppure digitando la parola bento o lunch box su google, scoprirete così un mondo inimmaginabile di scatole dalle forme e dai colori irresistibili. Che bento ho io? ma ovviamente quello con la foto dei Beatles!


venerdì 11 marzo 2011

Aggiungi un polpo a tavola

Voglio condividere con voi una ricetta facilissima, divertente e di grande effetto, una sorta di "salame di pesce", una "bresaola marinara" che farà un gran figurone sulla vostra tavola. Partiamo subito con la ricetta, per prepararla occorrono:

-2 kg di polpo o moscardino (in questo caso di grande pezzatura)
-una spruzzata di aceto
-un rametto di timo
-un pizzico di sale

Io ho utilizzato i moscardini giganti perchè sono identici ma hanno un costo bassissimo a differenza del polpo che a volte in pescheria raggiunge cifre da capogiro e non se ne capisce il perchè! Mi scuso anticipatamente per la pessima qualità delle foto ma nella vita faccio altro, se avessi fatto la fotografa allora potevate criticare quanto vi pareva, in questo caso abbiate pietà di me.
Iniziamo pulendo il polpo, dobbiamo ricavarne due sole parti, quella che chiameremo testa o cappello e la parte dei tentacoli. Potete chiedere al pescivendolo di pulirveli, altrimenti è molto facile farlo da soli; si pratica un'incisione sotto agli occhi, proprio all'attaccatura dei tentacoli e un altro taglio viene fatto alla base del cappello, lasciando quindi da parte tutto l'apparato buccale che andrà buttato via avendo cura di eliminare anche il duro rostro che si trova al centro dei tentacoli. Si svuota il cappello dalle interiora e si toglie poi la pelle tirando via da un lembo, lasciando così la testa e i tentacoli puliti e di colore bianco.


(Ovviamente questa foto non è stata scattata da me). Si procede con la cottura del polpo in pentola, se siete masochisti e adorate l'odore del pesce che si diffonde per tutta casa e ci rimane per tre giorni, allora potete cuocerlo in una pentola normale calcolando almeno 50 minuti per ogni chilo di polpo, altrimenti fate come me ed utilizzate la pentola a pressione per 30 minuti dal momento del fischio. Immergete il polpo in acqua sufficiente a coprirlo, aggiungete il sale, una spruzzata di aceto, il mazzetto di timo ed iniziate la cottura. Al termine del tempo previsto scolate il polpo ed adagiatelo in una terrina per farlo intiepidire


A questo punto prendete una bottiglia di plastica, quella dell'acqua per intenderci, della forma che più desiderate, rotonda o squadrata, a seconda della forma che desiderate dare al vostro "salame". Con le forbici praticate un'incisione nella strozzatura mediana della bottiglia, ritagliate tutto attorno e togliete via la parte superiore


Tagliate il polpo in pezzi grossi, il cappello in due parti e separate i tentacoli uno ad uno.


Inserite ora i pezzi di polpo all'interno della bottiglia di plastica avendo cura di aggiungere pochi pezzi per volta e di pigiare tantissimo con la mano a pugno dopo ogni aggiunta, in modo da pressare bene il polpo e non lasciare spazi vuoti, facendo fuoriuscire ogni volta il liquido che si forma. Procedete così fino a riempire la bottiglia con tutto il polpo.


terminata l'operazione, mettete la bottiglia coperta con la pellicola in frigorifero per almeno 24 ore, il tempo necessario perchè il polpo si compatti bene e possa essere poi tagliato come un vero e proprio salume.


Trascorse le 24 ore, togliete la bottiglia dal frigo ed apritela con le forbici per far uscire il salame di polpo. Adagiatelo poi su di un tagliere e, con un coltello a lama lunga, piatta e liscia (tipo quello per il prosciutto) fate delle fette sottili.


Adagiate le fette su di un piatto da portata e, a piacere, condite con un filo di olio extravergine di oliva e del limone. Se amate i gusti decisi potete anche aggiungere una spolverata di pepe appena macinato e un ciuffo di prezzemolo, oppure del peperoncino fresco tagliato a rondelle o una spruzzata di aceto balsamico.


Questa ricetta è ottima come antipasto, leggerissima come secondo piatto o, per i più audaci, perfetta come sostituto del solito prosciutto all'interno dei panini. La consiglio vivamente a chi ha dei bimbi perchè di solito è difficile riuscire a fargli mangiare il pesce, mentre questa versione si presenta sicuramente in maniera più accattivante e può essere anche divertente da preparare insieme. le calorie sono veramente irrisorie mentre il gusto e le qualità nutritive sono davvero eccellenti. Si conserva in frigo per 2 giorni ed è di sicuro effetto con gli ospiti contando anche che si prepara in anticipo, cosa non del tutto trascurabile quando si invitano persone a pranzo o a cena e non si vuole passare tutto il tempo relegati in cucina a spadellare!

lunedì 28 febbraio 2011

Chi si somiglia si piglia

E' una frase che ho sempre sentito dire fin da quando ero piccola e che negli anni dell'adolescenza e dei primi amori mi aveva condizionato a tal punto da escludere a priori i ragazzi alti, biondi e con gli occhi azzurri proprio perchè non assomigliavano per niente alle mie caratteristiche. Il destino ha poi voluto che sposassi un biondo con gli occhi chiari ma questa è un'altra storia, magari per un post dedicato ai "maschietti" o, come sicuramente finirà per essere, per un post dove noi donne, io per prima, ci sfogheremo un po' criticando i modi di dire/fare/essere/mangiare/comprare  dei nostri compagni, anche se è un po' come sparare sulla croce rossa!
Vi ricordate del film d'animazione della Disney "La carica dei 101"? io adoravo il pezzo in cui Peggy e la sua padroncina passeggiavano per la città notando come quasi sempre cani e padroni finiscano per assomigliarsi in maniera impressionante e, in qualche caso, anche imbarazzante.
Cosa c'entra questo con l'alimentazione? devo dirvi che uno dei miei passatempi preferiti nei negozi alimentari, nei supermercati e al mercato, è quello di guardare cosa c'è dentro ai carrelli delle persone. No, non sono un'impicciona di prim'ordine, chiamatela deformazione professionale ma sono certa che osservando bene i generi alimentari che una persona acquista si possano capire molte cose e, cosa da non sottovalutare, molto spesso i proprietari dei carrelli assomigliano tantissimo al cibo contenuto nei carrelli stessi.
La parola assimilare, non a caso, viene dal latino ad similare, cioè rendere una cosa simile a noi stessi, e se noi siamo ciò che mangiamo, state un po' a vedere le foto che vi metto qui di seguito.
Ditemi voi che differenza c'è fra le due foto: nessuna!




E sono stata buona con la seconda foto, sul web si trova di peggio...
L'altro giorno al supermercato in fila davanti a me c'era una famiglia assolutamente degna del carrello che trasportava: nonna cicciottosa dall'aspetto di panzerotto ripieno surgelato già pronto da scaldare in padella in soli 5 minuti, padre con pancia multistrato (vedi foto sopra) identico al barilotto di birra da 5lt da spillare con allegria in casa propria davanti alla tv, madre magrissima (non fatevi ingannare, c'è il trucco) dall'aspetto dimesso, con sguardo perso nel vuoto e l'aspetto triste del tutto uguale all'insalata in busta già lavata che sicuramente fa parte del rituale "dieta fai da te = tolgo pane e pasta e mangio solo insalata", due pargoli, uno ben pasciuto e pingue, identico alle 5 confezioni di wurstel con tanto di maxi tubo di maionese e ketchup, l'altro più smilzo e simile ai bastoncini di pesce panati ma completamente ingestibile e schizzato come il pacco famiglia di lattine di bibite zuccherate e gassate. In fila all'altra cassa c'era il classico studente universitario fuori sede, faccia verde e stanca, che aveva comprato solo tonno in scatola e pesto già pronto per cucinare quelli che sono i must di tutti gli studenti, ovvero pasta al pesto e panini al tonno e pasta al tonno e panini al pesto (giuro che li ho visti!).
Dietro a me c'era una mamma lavoratrice con poco tempo per preparare i pasti con pancetta che spuntava dalla giacca e con bimbetta al seguito cicciottosa col viso tondo e rosa, nel carrello avevano patatine da fare al forno perchè così sono più leggere( e certo, chissà chi gliel'ha fatta venire già la crosta esterna se non la frittura?) del tutto simili alla madre e medaglioni di prosciutto cotto impastato con chissà quali altri ingredienti, identici al viso della bimba.
Ma cos'era, un supermercato o un museo degli orrori? purtroppo ormai la differenza fra i due posti si è assottigliata tantissimo. Stessa cosa succede al ristorante macrobiotico dove salutisti improvvisati hanno un viso verde-grigio da far paura, colpa delle eccessive esclusioni dalla dieta di cibi proteici di origine animale senza il corretto rimpiazzo e i giusti abbinamenti fra legumi e cereali per garantirsi una proteina vegetale in tutto simile a quella animale.
Sono sicura che la prossima volta che andrete a fare la spesa guarderete con occhio curioso il carrello dei vostri vicini, con la speranza che questo sia uno stimolo per voi a migliorare la qualità dei cibi nel vostro carrello.
Dimenticavo....a cosa assomiglio io? nel mio carrello troverete frutta e verdura di tutti i colori, pasta e riso integrali e biologici, farina integrale e legumi a volontà, latte di soia e di avena con calcio e le mie tanto amate alici freschissime. A voi tirare le somme!